Associazione Silvia Procopio
American Heart Association
ACC Meeting

PCSK9 circolante predice il rischio futuro di eventi cardiovascolari


La concentrazione sierica di PCSK9 può essere un predittore di futuri eventi cardiovascolari, anche dopo aggiustamento per i fattori di rischio cardiovascolare tradizionali, tra cui il colesterolo LDL.

Sono stati arruolati 4.232 partecipanti in uno studio prospettico di coorte nel periodo 1997-1998 con l’obiettivo di indagare il rapporto tra PCSK9 e malattia cardiovascolare incidente.
Tutti i partecipanti ( 2.039 uomini e 2.193 donne ) avevano vissuto nella regione di Stoccolma in Svezia e avevano un'età di 60 anni al momento dell'arruolamento.

I partecipanti sono stati sottoposti a prelievo di sangue al basale, compresa la misurazione dei livelli sierici di PCSK9 utilizzando un saggio di immunoassorbimento enzimatico ( ELISA ), e poi sono stati seguiti fino alla fine del 2012.

L'endpoint primario dello studio era rappresentato da eventi cardiovascolari incidenti tra cui infarto miocardico, angina instabile, arresto cardiaco improvviso e cardiopatia coronarica e mortalità per ictus.
L'endpoint secondario era un composito di infarto miocardico, ictus e mortalità per malattia coronarica.

I dati sono stati aggiustati per le seguenti covariate: diabete mellito, indice di massa corporea, inattività fisica, fumo, ipertensione e ipercolesterolemia.

Nel complesso, si sono verificati 485 eventi cardiovascolari ( 304 uomini e 181 donne ) nel corso dei 490.438 anni-persona.

La concentrazione mediana complessiva di PCSK9 era di 94.3 ng/mL, ma il valore medio per le donne era superiore rispetto agli uomini ( 108.9 ng/mL contro 80.5 ng/mL ).

Tutti i partecipanti sono stati divisi in quartili sulla base della crescente concentrazione di PCSK9.
I soggetti nei quartili 3 e 4 erano prevalentemente di sesso femminile, diabetici o prediabetici, in sovrappeso, fumatori e fisicamente non-attivi.

In generale, l'uso di statine era basso in tutti i quartili, ma le persone nei quartili 3 e 4 avevano maggiore probabilità di farne uso.

Il coefficiente di correlazione tra livelli sierici di PCSK9 e di colesterolo LDL e trigliceridi è risultato modesto seppure significativo, rispettivamente pari a 0.18 ( p inferiore a 0.0001 ) e 0.12 ( p inferiore a 0.001 ).

E’ stata riscontrata una significativa associazione tra livelli sierici di PCSK9 ed eventi cardiovascolari, anche dopo aggiustamento per altri fattori di rischio cardiovascolare, tra cui il colesterolo LDL ( hazard ratio, HR = 1.15; IC 95%, 1.05-1.26 ).

Inoltre, anche dopo aggiustamento per gli altri fattori di rischio cardiovascolare e l’uso di statine, il rischio di malattia cardiovascolare gradualmente aumentava attraverso i quartili, con il più alto rischio osservato con le più alte concentrazioni di PCSK9.
Per il quartile 4, l'hazard ratio era di 1.48 ( IC 95%, 1.12-1.95; p per trend = 0.0063 ).
Valutando la interazione tra le concentrazioni di PCSK9 e di colesterolo LDL, all’analisi univariata, si è osservato un contributo informativo indipendente tra i due parametri nel gruppo con basse concentrazioni di PCSK9 e alto colesterolo LDL e viceversa. Di particolare interesse appariva però il risultato dopo aggiustamento per gli altri fattori di rischio cardiovascolare e fattori di confondimento, ove si apprezzava un incremento del rischio di eventi ( hazard ratio di 1.49, IC 95% 1.16-1.92, p 0.0021 ) nei soggetti con alte concentrazioni di PCSK9 nonostante un basso livello di colesterolo LDL, mentre veniva persa la significatività nelle altre combinazioni.
L’aggiunta dei livelli di PCSK9 non ha determinato un incremento significativo della capacità di predizione prognostica rispetto a un modello basato sul tradizionale score di Framingham.

Questo studio ha dimostrato per la prima volta che l’incremento di concentrazione di PCSK9 si associa con un aumento significativo della incidenza di eventi cardiovascolari anche dopo aggiustamento con i fattori di rischio cardiovascolare convenzionali in una coorte di soggetti di entrambi i sessi ed età di 60 anni.
Se la determinazione dei livelli di PCSK9 possa essere utile nella definizione del rischio cardiovascolare resta però una questione ancora aperta.
Qualora questi risultati fossero confermati, la misurazione dei livelli sierici di PCSK9 potrebbe anche permettere l'identificazione di soggetti che hanno maggiori probabilità di beneficiare della inibizione terapeutica di PCSK9. Ulteriori informazioni sono però necessarie anche su questo punto. ( Xagena )

Fonte: Circulation, 2016

Roberto F.E. Pedretti, UO di Cardiologia Riabilitativa dell’IRCCS Fondazione Salvatore Maugeri di Tradate ( VA )

Xagena_Cardiologia_2016



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