ACC Meeting
American Heart Association
Associazione Silvia Procopio

Nuove lineeguida ESC sullo scompenso cardiaco acuto e cronico: inserimento del farmaco Entresto e aggiunta di una nuova categoria di insufficienza cardiaca


Le nuove lineeguida dell’European Society of Cardiology ( ESC ) per la diagnosi e il trattamento dello scompenso cardiaco acuto e cronico sono state presentate nel corso del Heart Failure 2016 e del 3rd World Congress on Acute Heart Failure.

Circa l’1-2% della popolazione adulta nel mondo occidentale soffre di insufficienza cardiaca. A 55 anni di età, il rischio di sviluppare scompenso cardiaco è del 33% per gli uomini e del 28% per le donne.
Nel corso di un anno il 17% dei pazienti con scompenso cardiaco ricoverati e il 7% dei pazienti ambulatoriali muore a causa di morte improvvisa o di peggioramento della insufficienza cardiaca.

Le lineeguida 2016 hanno incluso il farmaco Sacubitril / Valsartan ( Entresto; LCZ696 ), capostipite della nuova classe degli inibitori del recettore dell’angiotensina e della neprilisina ( ARNI ).
Nello studio PARADIGM-HF, Sacubitril / Valsartan ha dimostrato di essere superiore all’Ace inibitore Enalapril nel ridurre il rischio di mortalità e di ospedalizzazione nei pazienti con scompenso cardiaco e ridotta frazione di eiezione ( HFrEF ).

Sacubitril / Valsartan dovrebbe sostituire gli Ace inibitori nei pazienti con le caratteristiche simili a quelle dei pazienti arruolati nello studio PARADIGM-HF.
Prima di ampliare le raccomandazioni all’impiego della combinazione Sacubitril e Valsartan è tuttavia necessario attendere ulteriori dati.

Sacubitril / Valsartan può avere un impatto favorevole sulla prognosi.
L’adozione di questo nuovo farmaco rappresenta tuttavia una sfida per i medici e i pazienti, che sono restii, di norma, a cambiare un farmaco che hanno impiegato per decenni.

Le linee guida hanno riportato l’introduzione di una nuova categoria di scompenso cardiaco con frazione d’eiezione ventricolare sinistra di grado medio ( HFmrEF ), compresa tra il 40 e il 49%.
Questa categoria è a metà tra lo scompenso cardiaco a ridotta frazione d’eiezione ( HFrEF ), definito come frazione d’eiezione ventricolare sinistra inferiore al 40%, e lo scompenso cardiaco con frazione d’eiezione preservata ( HFpEF ), definita come frazione d’eiezione superiore al 50%.
Attualmente non c’è evidenza di trattamenti per i pazienti con frazione d’eiezione del 40% o superiore.

La terapia di resincronizzazione cardiaca ( CRT ) è controindicata nei pazienti con durata dell’intervallo QRS inferiore a 130 msec dopo che lo studio EchoCRT ha dimostrato che questo trattamento può aumentare la mortalità in questo gruppo di pazienti.
Le lineeguida del 2012 avevano come cut-off 120 msec.

E’ stato inserito nelle linee guida sullo scompenso cardiaco il concetto di tempo è muscolo, che è già stato adottato nelle sindromi coronariche acute.
Questo si traduce nella necessità di una diagnosi e di una terapia tempestiva.
Lo scompenso cardiaco acuto è una condizione potenzialmente mortale; un trattamento appropriato e tempestivo riesce a prevenire il danno d’organo.

E’stato introdotto un nuovo algoritmo per la diagnosi di scompenso cardiaco in una condizione di non-acuto, e si basa sulla valutazione della probabilità di scompenso cardiaco.
Questo algoritmo è rivolto principalmente ai medici di medicina generale e agli specialisti non-cardiologi. Permette di escludere la presenza di insufficienza cardiaca e di comprendere quando siano necessari altri esami.

La ventilazione servo-adattativa ( ASV ) non è raccomandata nei pazienti con ridotta frazione d’eiezione e apnee da sonno centrali, dopo che lo studio SERVE-HF ha dimostrato un aumento della mortalità.

Nuove raccomandazioni per prevenire o ritardare l’insorgenza dello scompenso cardiaco e prolungare la sopravvivenza comprendono: trattamento dell’ipertensione, somministrazione di statine ai pazienti ad alto rischio di malattia coronarica, e trattamento con Empagliflozin ( Jardiance ), un inibitore SGLT2, per i pazienti con diabete mellito di tipo 2.
Molti farmaci per il diabete mellito sono associati a un più alto rischio di peggioramento dell’insufficienza cardiaca.
Empagliflozin riduce il rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco nei pazienti ad alto rischio.
Studi con gli inibitori SGLT2, impiegati nei pazienti con scompenso cardiaco conclamato, sono tuttavia mancanti. ( Xagena )

Fonte: European Society of Cardiology, 2016

Roberto F.E. Pedretti, UO di Cardiologia Riabilitativa dell’IRCCS Fondazione Salvatore Maugeri di Tradate ( VA )

Xagena_Cardiologia_2016



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