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Prevenzione malattie cardiovascolari
Reumatologia

Intervento coronarico percutaneo per malattia multivasale: la rivascolarizzazione incompleta associata a più elevato tasso di eventi a 1 anno


Nei pazienti con malattia multivasale sottoposti a procedura PCI ( intervento coronarico percutaneo ), la rivascolarizzazione incompleta al momento della dimissione ospedaliera è risultata correlata a un più alto rischio di eventi avversi cardiovascolari a 1 anno.

Sono stati analizzati i dati provenienti da SWEDEHEART, SCAAR e Registri sanitari nazionali svedesi.

Sono stati identificati 23.342 pazienti consecutivi ( età media, 68 anni; 27% donne ) con malattia multivasale sottoposti a procedura PCI nel periodo 2006-2010.

L'obiettivo primario dello studio era quello di determinare le correlazioni tra rivascolarizzazione incompleta ( 60% di stenosi delle arterie coronarie che irrorano oltre il 10% del miocardio ) rispetto a completa rivascolarizzazione mediante l'endpoint composito pre-specificato di mortalità per tutte le cause, infarto miocardico e rivascolarizzazione ripetuta a 12 mesi.

E’stato riscontrato che 15.165 pazienti avevano avuto rivascolarizzazione incompleta.

Rispetto alla rivascolarizzazione completa, quelli con rivascolarizzazione incompleta erano più anziani, avevano una malattia coronarica più estesa e presentavano una maggiore probabilità di aver sofferto di un infarto miocardico con sopraslivellamento ST ( STEMI ).

Nel complesso, 5.071 eventi dell'endpoint composito primario si sono verificati nei pazienti con rivascolarizzazione incompleta rispetto ai 1.254 eventi nei pazienti con completa rivascolarizzazione ( hazard ratio aggiustato, aHR= 2.48; IC 95%, 2.33-2.64 ).

L’analisi multivariata con aggiustamento per il punteggio di propensione ha trovato una differenza persistente tra i pazienti con rivascolarizzazione incompleta e i pazienti con rivascolarizzazione completa riguardo al rischio di mortalità, infarto miocardico o rivascolarizzazione ripetuta ( aHR = 2.12; IC 95%, 1.98-2.28 ).

A 30 giorni post-intervento coronarico percutaneo, il tasso dell’evento è stato 1.702 nella rivascolarizzazione incompleta contro 347 nel gruppo rivascolarizzazione completa ( aHR= 2.73; IC 95%, 2.43-3.06 ).

Dopo 90 giorni, questo tasso è stato 3.351 nel gruppo rivascolarizzazione incompleta rispetto a 611 nel gruppo rivascolarizzazione completa ( aHR= 3.19; IC 95%, 2.93-2.48 ).

Una analisi della mortalità, con rivascolarizzazione ripetuta come co-variabile tempo-dipendente, ha evidenziato che l'hazard ratio non-aggiustato per la rivascolarizzazione incompleta versus la rivascolarizzazione completa era pari a 2.05 ( IC 95%, 1.8-2.32 ). L'hazard ratio per l'endpoint combinato di mortalità e infarto miocardico per la rivascolarizzazione incompleta versus la rivascolarizzazione completa è stato pari a 1.92 ( IC 95%, 1.77-2.09 ).

In conclusione, per i pazienti con malattia multivasale sottoposti a intervento coronarico percutaneo, la rivascolarizzazione incompleta al momento della dimissione ospedaliera è risultata associata a un alto rischio di decesso, rivascolarizzazione ripetuta, o infarto miocardico nel primo anno.
Non è noto se questo rischio può essere ridotto da ulteriori interventi atti a raggiungere la rivascolarizzazione completa, o dall’impiego di strategie farmacologiche. ( Xagena )

Fonte: JACC Cardiovascular Interventions, 2016

Roberto F.E. Pedretti, UO di Cardiologia Riabilitativa dell’IRCCS Fondazione Salvatore Maugeri di Tradate ( VA )

Xagena_Cardiologia_2016



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