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I livelli plasmatici di TMAO possono predire il rischio di eventi avversi cardiovascolari e di mortalità nei pazienti con sindromi coronariche acute


I batteri che popolano l’intestino e digeriscono il cibo, producono metaboliti che possono avere un effetto marcato sul cuore e sui vasi sanguigni.
E’ stato scoperto che la misurazione dei livelli di una molecola denominata trimetilammina-N-ossido ( TMAO ) che viene prodotta dai batteri intestinali a partire da alcune sostanze contenute nella carne rossa, uova e latticini potrebbe rappresentare un rapido e affidabile marcatore del rischio di eventi cardiovascolari maggiori e di mortalità nei pazienti che si presentano presso il Dipartimento di emergenza degli ospedali con dolore toracico con sospetta cardiopatia.
Inoltre, i livelli di TMAO sarebbero in grado di predire questo rischio non solo nel breve periodo ( a 30 giorni e a 6 mesi ), ma anche il rischio di mortalità a più lungo termine ( fino a 7 anni ).

E’stato anche scoperto che i livelli di TMAO possono prevedere l’insorgenza di eventi cardiovascolari maggiori e la mortalità anche nei pazienti con test della troponina T negativo.

Studi precedenti avevano dimostrato che i più alti livelli di TMAO erano associati a infiammazione dei vasi sanguigni e a facilitazione della aggregazione piastrinica.

Non era nota finora la relazione tra livelli di TMAO e il rischio futuro di eventi cardiovascolari maggiori e di mortalità nei soggetti che ricorrono al Pronto soccorso per dolori al petto e con sospetta sindrome coronarica acuta, un termine quest’ultimo che comprende una serie di patologie cardiache che vanno dalla angina pectoris all’infarto miocardico acuto.

Ricercatori hanno esaminato i livelli plasmatici di TMAO su 530 pazienti, di età superiore ai 18 anni, giunti al Pronto soccorso della Cleveland Clinic ( Ohio, USA ) lamentando dolori al petto, e su 1.683 pazienti che erano stati sottoposti a coronarografia entro cinque giorni dopo essere stati ricoverati in uno dei quattro ospedali universitari svizzeri ( Zurigo, Berna, Losanna e Ginevra ) sempre con dolori toracici.

I pazienti sono stati seguiti per diversi anni.

Gli esiti erano rappresentati da morte per qualsiasi causa, morte per cause cardiovascolari, infarto miocardico, ictus o rivascolarizzazione, denominati collettivamente come eventi avversi cardiovascolari maggiori ( MACE ).

Dallo studio è emerso che i pazienti afferenti alla Cleveland Clinic con più elevati livelli di TMAO avevano una maggiore propensione a sviluppare un evento avverso cardiovascolare maggiore a 30 giorni, a 6 mesi e a 7 anni dopo il ricovero in ospedale.
Dopo aver corretto per i fattori di rischio quali l'età, il fumo, i livelli di colesterolo, il diabete e la pressione arteriosa, rispetto ai pazienti con i più bassi livelli di TMAO, quelli con i livelli nel quartile più alto avevano una probabilità di circa sei volte maggiore di morire, andare incontro a un infarto miocardico o a un ictus o richiedere rivascolarizzazione a 30 giorni e 6 mesi, e di quasi due volte di morire entro 7 anni.

Di rilevanza, inoltre, il fatto che anche nei pazienti che non apparivano avere alti livelli di troponina T al momento del ricovero ospedaliero, quelli con i livelli di TMAO nel più alto quartile presentavano ancora un rischio quasi sei volte maggiore di un evento avverso cardiovascolare maggiore.

Nella più ampia coorte di pazienti svizzeri, quelli con i più alti livelli di TMAO avevano un rischio di 1.5 volte superiore a 1 anno, dopo aggiustamento per altri fattori di rischio.

La differenza nel rischio tra popolazione statunitense e quella svizzera potrebbe essere spiegata dalle diverse abitudini alimentari di queste due coorti di pazienti.

Lo studio ha dimostrato per la prima volta che i livelli di TMAO sono associati a rischi sia a breve sia a lungo termine di mortalità e di eventi cardiovascolari tra i pazienti che si recano in Pronto soccorso per dolore toracico e sospetta cardiopatia.

Secondo i ricercatori il test rapido di TMAO potrebbe contribuire alla identificazione dei pazienti a rischio più elevato, con la possibilità di accelerare il tempo tra valutazione iniziale e cateterizzazione cardiaca.

Lo studio ha fornito importanti elementi sull'impatto clinico che la dieta quotidiana ha sull’apparato cardiovascolare, in particolare tra i pazienti con sindrome coronarica acuta.
Questo apre la strada a nuove misure di prevenzione, come ad esempio incoraggiare i pazienti a passare da una dieta ricca di carne rossa, latticini e uova a una dieta mediterranea ricca di verdure a foglia verde e fibre.
Inoltre, potrebbero essere sviluppati farmaci in grado di intervenire sul processo mediante il quale i batteri a livello intestinale interagiscono con il cibo per dar origine a farmaci in grado di bloccare gli effetti di TMAO, riducendo in tal modo il rischio di trombosi.

In entrambe le coorti di pazienti, quelle con livelli di TMAO superiori a 2.5 micrometri, appaiono essere a più alto rischio.
Dopo aggiustamento per altri fattori, l'aumento del rischio è stato osservato iniziare a 4.28 micrometri nei pazienti statunitensi e a 4.85 micrometri in quelli svizzeri.

Il test per TMAO è semplice e facile da eseguire in laboratorio ed è poco costoso. Negli ospedali degli Stati Uniti ha un costo di 50-55 dollari. ( Xagena )

Fonte: European Heart Journal, 2017

Roberto F.E. Pedretti, UO di Cardiologia Riabilitativa dell’IRCCS Fondazione Salvatore Maugeri di Tradate ( VA )


Xagena_Cardiologia_2017



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