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Prevenzione malattie cardiovascolari
Associazione Silvia Procopio
Reumatologia

Evolocumab ha ridotto il rischio di infarto, ictus e rivascolarizzazione coronarica rispettivamente del 27%, 21% e del 22% nei pazienti con alti valori di colesterolo LDL, trattati con statine


Lo studio FOURIER ha stabilito, per la prima volta, che ridurre ulteriormente i livelli di colesterolo LDL, oltre quanto già raggiungibile con la migliore terapia attualmente disponibile, abbassa ancora di più l’incidenza di eventi cardiovascolari maggiori, tra cui infarto del miocardio, ictus e rivascolarizzazione coronarica.

L’endpoint composito era costituito da primo infarto, ictus e morte cardiovascolare. L’aggiunta di Evolocumab ( Repatha ) alla terapia con statine ottimizzata ha ridotto del 20% questi eventi.
Si tratta di una riduzione statisticamente significativa ( p inferiore a 0.001 ).

Il beneficio già si può osservare dopo 6 mesi di trattamento e tende ad accumularsi nel corso dei 2.2 anni ( mediana dello studio ).
L’ampiezza della riduzione del rischio sull’endpoint composito secondario è cresciuta nel tempo passando dal 16% del primo anno al 25% nel periodo successivo.
Lo studio ha, inoltre, dimostrato una riduzione statisticamente significativa del 15% ( p inferiore a 0.001 ) anche relativamente all’endpoint primario composito, che comprendeva ospedalizzazione per angina instabile, rivascolarizzazione coronarica, infarto miocardico, ictus o morte cardiovascolare.

I pazienti in trattamento con Evolocumab hanno ottenuto una riduzione del rischio di infarto del 27% ( p inferiore a 0.001 ), di ictus del 21% (p=0.01) e di rivascolarizzazione coronarica del 22% ( p inferiore a 0.001 ).
Come con altri studi clinici con terapie ipolipemizzanti, non sono stati osservati effetti sulla mortalità cardiovascolare, e non sono stati riportati effetti sulle ospedalizzazioni per angina instabile.

In un’analisi esplorativa, la riduzione del rischio relativo di infarti fatali e non-fatali o di ictus è stata del 19% nel primo anno ( p=0.003 ) e del 33% nel periodo successivo ( p inferiore a 0.00001 ).

Aggiunto alla terapia statinica ottimizzata, Evolocumab ha ridotto il colesterolo LDL da una mediana di 92 a 30 mg/dL, una riduzione del 59% alla 48.a settimana, che è stata mantenuta per tutta la durata dello studio.
Alla 48.a settimana, i livelli di colesterolo LDL si sono ridotti ad almeno 25 mg/dL nel 42% dei pazienti trattati con Evolocumab rispetto a una percentuale inferiore allo 0.1% nel gruppo trattato con placebo ( p inferiore a 0.001 ).

Non sono emersi nuovi segnali di sicurezza in questo studio clinico che ha incluso circa 60.000 pazienti–anno di follow-up, considerando anche la valutazione dei pazienti che hanno raggiunto livelli molto bassi di colesterolo LDL.
In particolare, non sono state evidenziate differenze significative tra gruppi di trattamento nella frequenza totale degli eventi avversi, dei gravi eventi avversi o degli eventi avversi che hanno portato alla sospensione del farmaco in studio.
Sono risultate simili tra i due gruppi di trattamento le frequenze di diabete di nuova insorgenza ( 8.1% con Evolocumab vs 7.7% con placebo ), effetti indesiderati a livello muscolare ( 5.0% vs 4.8% ), cataratta ( 1.7% vs 1.8% ), eventi avversi neurocognitivi ( 1.6% vs 1.5% ) e reazioni allergiche ( 3.1% vs 2.9% ).

Le reazioni al sito di iniezione sono risultate più comuni con Evolocumab rispetto a placebo ( 2.1% vs 1.6% ).
Nei pazienti trattati con Evolocumab sono stati identificati nuovi anticorpi leganti in 43 pazienti ( 0.3% ) mentre non sono stati riscontrati anticorpi neutralizzanti in alcun paziente del gruppo placebo. ( Xagena )

Fonte: Amgen, 2017

Roberto F.E. Pedretti, UO di Cardiologia Riabilitativa dell’IRCCS Fondazione Salvatore Maugeri di Tradate ( VA )


Xagena_Cardiologia_2017



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