Aggiornamenti su Malattie del circolo polmonare
Associazione Silvia Procopio
American Heart Association

Alcuni farmaci antinfiammatori possono aumentare il rischio di insufficienza cardiaca


Uno studio ha individuato una relazione dose-risposta tra l'uso di farmaci anti-infiammatori non-steroidei ( FANS ) e l’aumento del rischio di ricovero ospedaliero per insufficienza cardiaca.

Gli antinfiammatori non-steroidei sono farmaci che vengono impiegati per alleviare il dolore e ridurre l'infiammazione. Agiscono bloccando l'attività degli enzimi COX-1 e COX-2, che producono le prostaglandine, che promuovono l'infiammazione.

In precedenza era già emersa una forte evidenza che i FANS, tra cui gli inibitori selettivi di COX-2, potessero aumentare il rischio di insufficienza cardiaca.
Come conseguenza le linee guida cliniche, come quelle della Società Europea di Cardiologia ( ESC ) raccomandano di limitare l'uso di questi farmaci negli individui che sono già ad aumentato rischio di insufficienza cardiaca, mentre i pazienti già con diagnosi di insufficienza cardiaca dovrebbero astenersi dall'utilizzare completamente i farmaci antinfiammatori non-steroidei.

Tuttavia, ci sono ancora limitate informazioni sul rischio di insufficienza cardiaca associato all'uso, nella pratica clinica, di singoli farmaci antinfiammatori ( sia inibitori selettivi di COX-2 sia FANS tradizionali ), e soprattutto sulla associazione dose-risposta.

Ricercatori, coordinati da Giovanni Corrao dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca ( Italia ), hanno deciso di stimare come l'uso e la dose dei singoli FANS potesse influenzare il rischio di ricovero ospedaliero per insufficienza cardiaca.

Sono stati valutati i dati di cinque database sanitari basati sulla popolazione in quattro Paesi europei: Germania, Italia, Paesi Bassi e Regno Unito.
La ricerca ha preso in esame più di 10 milioni di utilizzatori di farmaci antinfiammatori non-steroidei; il gruppo controllo era costituito da 8 milioni di persone.

L'analisi ha incluso un totale di 27 FANS, di cui quattro erano inibitori selettivi di COX-2.

E’ stato osservato che gli utilizzatori correnti di FANS ( definiti come persone che avevano fatto uso di farmaci antinfiammatori negli ultimi 14 giorni ) avevano una maggiore probabilità del 19% di essere ricoverati in ospedale con insufficienza cardiaca rispetto a coloro che avevano assunto questi farmaci in passato ( individui che non erano stati trattati con FANS per almeno 183 giorni dal momento del rilevamento ).

Dopo aggiustamento per una serie di possibili fattori confondenti, sono stati identificati sette FANS, ampiamente utilizzati ( Diclofenac, Ibuprofene, Indometacina, Ketorolac, Naproxene, Nimesulide, Piroxicam ) che hanno innalzato il rischio di ricovero ospedaliero per insufficienza cardiaca, così come due inibitori selettivi di COX 2 ( Etoricoxib e Rofecoxib ).

E’ stata identificata una relazione dose-risposta; a dosi molto elevate, Diclofenac, Etoricoxib, Indometacina, Piroxicam, e Rofecoxib sono risultati associati a un rischio doppio di ricovero ospedaliero per insufficienza cardiaca.

Lo studio è osservazionale, e pertanto non in grado di confermare un nesso causale tra uso di farmaci antinfiammatori non-steroidei e insufficienza cardiaca.
Tuttavia, questo studio fornisce l’evidenza che l'uso corrente sia di inibitori selettivi di COX-2 sia di singoli FANS tradizionali è associato a un aumentato rischio di insufficienza cardiaca.
L'entità dell'associazione varia tra i singoli FANS e in base alla dose prescritta. ( Xagena )

Fonte: British Medical Journal, 2016

Roberto F.E. Pedretti, UO di Cardiologia Riabilitativa dell’IRCCS Fondazione Salvatore Maugeri di Tradate ( VA )

Xagena_Cardiologia_2016



Indietro

Headlines

Uno studio pubblicato su Science Advances ha mostrato che i microrganismi fotosintetici possono rimediare ai danni provocati dall’infarto miocardico. I batteri in grado di effettuare la fotosintesi s ...


Lo studio FOURIER ha stabilito, per la prima volta, che ridurre ulteriormente i livelli di colesterolo LDL, oltre quanto già raggiungibile con la migliore terapia attualmente disponibile, abbassa anco ...


I batteri che popolano l’intestino e digeriscono il cibo, producono metaboliti che possono avere un effetto marcato sul cuore e sui vasi sanguigni. E’ stato scoperto che la misurazione dei livelli di ...


Uno studio ha individuato una relazione dose-risposta tra l'uso di farmaci anti-infiammatori non-steroidei ( FANS ) e l’aumento del rischio di ricovero ospedaliero per insufficienza cardiaca. Gli a ...


Le nuove lineeguida dell’European Society of Cardiology ( ESC ) per la diagnosi e il trattamento dello scompenso cardiaco acuto e cronico sono state presentate nel corso del Heart Failure 2016 e del 3 ...


La concentrazione sierica di PCSK9 può essere un predittore di futuri eventi cardiovascolari, anche dopo aggiustamento per i fattori di rischio cardiovascolare tradizionali, tra cui il colesterolo LDL ...


L’Agenzia regolatoria inglese, MHRA, ha approvato una nuova indicazione per Ezetimibe ( Ezetrol ). Ora, Ezetimibe è anche indicato nella riduzione del rischio di eventi cardiovascolari nei pazienti co ...


Un’analisi post hoc dello studio PARADIGM-HF ( Prospective Comparison of ARNI with ACEI to Determine Impact on Global Mortality and Morbidity in Heart Failure ) ha esaminato le correlazioni tra immuni ...


Nei pazienti con malattia multivasale sottoposti a procedura PCI ( intervento coronarico percutaneo ), la rivascolarizzazione incompleta al momento della dimissione ospedaliera è risultata correlata a ...


E’ stata compiuta una analisi dei dati dello studio TRILOGY ACS con l’obiettivo di definire la frequenza e i fattori associati a nuovi eventi di neoplasia con caratteristiche maligne tra i pazienti co ...